Come nasce un libro per bambini? #1 • GiocaGiocaGioca

Come nasce un libro per bambini? #1

Come nasce un libro per bambini? Mi sono sentita fare questa domanda tante volte e ogni volta ne sono rimasta sorpresa.

Ho sempre pensato, sbagliando, che sia un processo facilmente intuibile. Ma quando comincio a spiegarlo e percepisco l’attenzione concentrata del mio interlocutore, mi rendo conto che quello che è un mondo in cui io sono immersa quotidianamente, e che per me è normale, per molti è invece un vero mistero.

Anzi, per lo più, il mio lavoro, il lavoro dell’illustratore di libri per bambini, viene percepito come un mestiere magico!

Forse vi deluderò raccontandovi cosa succede DAVVERO dietro alle quinte, ma oggi voglio proprio spiegarvi come nasce, o meglio, come IO faccio nascere un libro per bambini, e in particolare, il mio ultimo libro per Dami editore: “Giochi con me papà?”

Ho usato il verbo nascere non a caso, perchè quasi di un parto si tratta! E quello che finisce sugli scaffali della libreria per noi illustratori è davvero un po’ come un figlio che deve muovere i primi passi nel mondo…dei bambini!

Ma partiamo dall’inizio, cioè da quando arriva la mail dell’editore, che è il mio “datore di lavoro”, o, più banalmente, quello che io chiamo “il cliente”.

Eh sì, perchè contrariamente a quanto si crede, l’illustratore non è esattamente un sognatore rinchiuso nella sua torre d’avorio, circondato da fogli, colori e gatti. Può essere ANCHE questo. Ma è soprattutto un professionista che disegna su commissione, cioè prevalentemente se qualcuno glielo chiede, e per questo viene retribuito.

Ma torniamo alla mail: apri la tua casella e trovi un breve messaggio di un redattore in cui ti viene descritto il progetto che vorrebbero affidarti, i tempi in cui va realizzato e il compenso previsto. A volte in allegato alla mail c’è anche un file pdf tipo questo:

Si tratta dell’impaginato del libro, una sorta di “schema disegnato” delle pagine, diciamo, l’ossatura, con gli ingombri del testo e delle immagini. Cioè? Gli spazi reali in centimetri in cui andranno inseriti il testo e le illustrazioni.

Nel caso di “Giochi con me papà?” lo spazio in cui potevo disegnare era tutta la doppia pagina, a parte dove c’è il finto testo. Il grosso quadrato rappresenta invece il punto esatto in cui dovevo immaginare l’aletta di carta che si solleva, cioè la flap, in gergo, sotto cui si nascondeva una parte dell’illustrazione. In questo caso infatti, si tratta di un libro gioco, cioè un libro che non è solo da leggere, ma che ha anche un percorso che fa giocare e divertire il bambino.

La mia reazione quando ricevo la mail del cliente è sempre questa: esaltazione e gaudio per i primi cinque minuti e poi PANICO.

Sfatiamo un secondo mito: l’illustratore che senza passare dal via impugna la matita e comincia a disegnare l’intero libro commissionato semplicemente traducendo in immagini quello che ha in mente. NO, la mia mente, all’inizio di un progetto è NEBBIA fitta, che si taglia con un coltello. Oppure il vuoto cosmico, tipo il mondo di Fàntasia distrutto dal Nulla ne “La storia infinita”.

Ho diversi strumenti per affrontare quella che io chiamo “ansia creativa” o “panico da foglio bianco”. Uno di questi è schizzare molto rapidamente tutte le pagine del libro “in miniatura”.

Questa operazione per me è fondamentale. Senza di essa non saprei letteralmente cosa illustrare sulla pagina bianca. In questo modo, senza preoccuparmi della “correttezza” dei disegni, io trovo qualcosa di molto importante: le idee e i contenuti delle mie illustrazioni. Nel caso di “Giochi con me papà?” ne ho approfittato per studiare anche un po’ il gioco delle flap e per capire dove collocare i protagonisti nello spazio del disegno.

Sfatiamo un terzo mito: l’illustratore sa disegnare TUTTO.

Anche questo non è vero. Per illustrare a me serve fare quella io chiamo “ricerca iconografica”. Come sono fatte le macchie della zebra? E quelle del leopardo? Che altri animali vivono nella savana? Come è la vegetazione? Di tutte queste cose mi servono dei riferimenti, delle fotografie. Normalmente mi creo delle cartelle sul computer in cui mi salvo tantissime immagini cercate on line per ore. Magari per qualcuno può essere eccessivo, ma per me è molto utile e anche questo mi aiuta a sciogliere un po’ l’ansia creativa!

….per tenere desta la vostra attenzione, continuerò questo racconto in un secondo post a brevissimo! Stay tuned!

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